“Per i miei figli la scuola è come una seconda madre”

Vedendo questo reportage sono rimasta colpita da come le parole dette da una mamma nigerina possano essere le stesse pronunciate da una mamma ticinese, nonostante le centinaia di chilometri di distanza e le condizioni di vita totalmente diverse: “ i mei figli più piccoli vanno a scuola perché non voglio che si perdano (nella vita)”.  Solo che nel caso della mamma nigerina “perdersi” significa diventare dei combattenti e commettere atrocità.

Ecco cosa dice nel reportage un’altra mamma: “non credo che i miliziani che ci hanno attaccato siano mai andati a scuola, altrimenti non ci avrebbero fatto tutto questo”.

Quindi ecco che la scuola, per queste mamme, diventa l’unica possibilità per un presente e per un futuro migliori per i loro figli: scuola come luogo sicuro per i loro bambini, sorvegliato, protetto; scuola come luogo terapeutico per i loro bambini, che aiuta a dimenticare e a curare i traumi psicologici causati dalle carneficine commesse dalle milizie di Boko Haram; scuola come luogo per coltivare la mente, aprire la mente, avere coscienza della propria vita e imparare a pensare.

“L’anno scorso i nostri ragazzi non hanno potuto frequentare le lezioni, ma qui, gli studenti si sentono al sicuro e hanno cosi tanta voglia di recuperare il tempo perduto che anche noi insegnanti abbiamo trovato il corraggio di accompagnarli.”

Con lo scoppio della crisi nel Nord-Est della Nigeria e il conseguente arrivo di migliaia di rifugiati in fuga dagli attacchi di Boko Haram, la rete internazionale COOPI si è attivata attraverso i Dispositivi Itineranti di Appoggio Psicosociale per assistere in oltre 65 villaggi le vittime in fuga dalle violenze.

Sono state realizzate attività di primo soccorso psicologico e accoglienza dei rifugiati attraverso azioni volte a favorire un’adeguata elaborazione delle atrocità viste e vissute; gruppi di dialogo e di sostegno per promuovere la solidarietà e la coesione sociale.

Sono in corso numerosi interventi in ambito educativo, per studenti delle primarie e delle secondarie, rifugiati come autoctoni e sfollati interni.

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