La fame che si eredita


Photo: Archivio COOPI

 

I genitori Mboneza sono arrivati a Kishusha (Repubblica Democratica del Congo) scappando dalla violenza anti-hutu della milizia Raia Mutomboki. Mboneza è arrivata con loro a Buporo – campo per sfollati – dopo aver passato gran parte dei suoi 20 anni scappando. Ironico, perché non si regge sulle sue gambe. Con il suo vestito giallo, che copre la metà inferiore del suo corpo, avanza sulle sue braccia come se usasse delle stampelle e sembra quasi non avere gambe. Ma le sue gambe sono lì, ripiegate su se stesse e così deformi che hanno perso la loro funzionalità.

 

“Probabilmente ha sofferto di rachitismo” dice il dottor Vincker Lushombo, coordinatore medico della ONG italiana COOPI, che offre cure mediche gratuite nel dispensario di Kibabi, l’unica assistenza che ricevono gli sfollati. La causa del rachitismo è una mancanza acuta di vitamina D, spesso a causa di un’alimentazione insufficiente. Senza il supporto delle Nazioni Uniti, gli sfollati lavorano quando e dove possono come lavoratori giornalieri nei campi o nelle miniere di coltan e manganese della regione e non mangiano mai carne.

 

Mboneza ha un figlio di 18 mesi nato a seguito di uno stupro. Il rachitismo raramente si eredita, la fame invece sì. La giovane era malnutrita durante la gravidanza. Dopo le cure di COOPI il bambino è nato sano, ma la madre aveva a malapena latte per nutrirlo. A 6 mesi anche il bambino soffriva di malnutrizione, e COOPI è intervenuta nuovamente. Mboneza racconta la sua storia, la sua esperienza così dura, a voce alta e si rifiuta di spostarsi in un luogo più discreto per parlare. È coraggiosa e, nonostante la miseria, la sua dignità è ancora intatta.

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