Dopo 3 anni in Libano adesso COOPI è anche in Siria vicino agli sfollati


 

Sono passati sei anni dall’inizio della crisi siriana ed è ancora emergenza umanitaria. Finora la crisi siriana ha mietuto 400.000 vittime e sono oltre 12 milioni le persone che hanno dovuto abbandonare la propria casa e le proprie certezze.

Si contano circa 1 milione di rifugiati in Europa, 4.8 milioni di rifugiati nei paesi limitrofi e circa 6.6 milioni di sfollati interni, che vivono in condizioni precarie per quanto riguarda i bisogni di base: prima fra tutti la sicurezza alimentare. Il distretto di Damasco in particolare è al terzo posto per necessità di sostegno alimentare ed al secondo posto dopo Aleppo per numero di persone bisognose di assistenza.

In partenza il primo progetto di aiuti

A seguito dell’apertura a dicembre della sede COOPI in Siria, dai primi di febbraio 2017 parte il progetto “Sostegno alimentare in risposta alla crisi siriana nell’area metropolitana di Damasco”, in collaborazione con la Mezzaluna Rossa Arabo-Siriana (SACR). Dopo aver affrontato per 3 anni l’emergenza profughi siriani dal Libano, COOPI si appresta oggi a diventare parte attiva della risposta umanitaria nella stessa Siria.

Prima le donne capofamiglia

Il progetto di COOPI e SARC si propone di offrire un immediato sostegno alle famiglie sfollate più vulnerabili nella parte sud-ovest dell’area metropolitana di Damasco e nella sua cintura rurale costituita dal sub-distretto di Qatana: quelle con donne come capofamiglia, quelle con più di quattro membri minorenni, quelle con bambini da 0 a 5 anni e quelle con componenti con “bisogni speciali” (ad esempio i malati cronici, persone con disabilità, donne incinte o allattanti).

Obiettivo: autosufficienza alimentare

Nell’area di intervento del progetto, il conflitto ha portato all’aumento continuo del costo dei beni alimentari. Attualmente, le 436 mila famiglie sfollate registrate a Damasco e le 83 mila registrate a Qatana ogni mese spendono per prodotti alimentari 21.813 lire siriane: il 66% del loro reddito medio mensile di 33.000 lire siriane.

Per favorire l’autosufficienza alimentare di queste famiglie e ridurre il rischio di abusi fisici e sfruttamenti sessuali a cui le donne sono esposte durante gli spostamenti verso i mercati – sempre più decentrati e meno sicuri –, il progetto prevede la distribuzione di kit e corsi di formazione per la realizzazione di orti urbani e pollai che possano coprire il fabbisogno di 850 famiglie rette da donne, per un totale di 18.000 individui beneficiari. La distribuzione di materiale e l’accompagnamento dei beneficiari nelle sessioni di formazione previste nei luoghi d’intervento sarà messa in atto dai volontari SARC, coordinati dallo staff di COOPI presente sul campo.

Cibo e acqua: nostri settori di intervento

“Questo progetto è il primo tassello del nostro intervento umanitario in Siria” – spiega Uberto Pedeferri, Area manager Medio Oriente. “Dopo aver valutato con attenzione i bisogni e le possibilità di azione, siamo lieti di poter iniziare il nostro lavoro, giovandoci di importanti collaborazioni a livello locale e internazionale. Il nostro obiettivo è allargare il raggio di intervento, sia a livello settoriale che geografico: speriamo di raggiungere presto altre zone in forte stato di bisogno, come ad esempio Aleppo, operando sia per l’accesso al cibo che all’acqua”.

 

                 

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